sono una fan di francesco de gregori da anni, sebbene io sia veramente troppo giovane per ricordare i suoi primi album, usciti negli anni settanta. sono una fan di de gregori da anni, dicevo, e mi appassiona il suo modo di raccontare le storie, di entrarti dentro.
giorni fa ascoltavo pezzi, il suo album del 2005, e nello specifico la canzone che dà il titolo all’intero disco. e notavo che ogni strofa finisce con un’affermazione su uno specifico personaggio, con un invito a “celestino”.
Ognuno è fabbro della sua sconfitta
E ognuno merita il suo destino
Chiudi gli occhi e vai in Africa, Celestino!
Ognuno è figlio del suo tempo
Ognuno è complice del suo destino
Chiudi la porta e vai in Africa, Celestino!
Ognuno è figlio della sua sconfitta
Ognuno è libero col suo destino
Butta la chiave e vai in Africa, Celestino!
Ognuno porta la sua croce
Ognuno inciampa sul suo cammino
Apri gli occhi e vai in Africa, Celestino!
Ognuno brucia come vuole
Ognuno è vittima ed assassino
Gira i tacchi e vai in Africa, Celestino!
così mi è venuto un dubbio… celestino chi era costui?
ovviamente come tutti ho sentito nominare papa celestino e il suo gran rifiuto, ma non sapevo esattamente di cosa si trattasse. così complice internet e la mia gran quantità di tempo libero ho fatto una piccola ricerchina.
celestino v
pietro da morrone, figlio di angelerio e maria leone, fu papa con il nome di celestino v dal 29 agosto al 13 dicembre 1294.
di famiglia contadina, nacque nel molise tra il 1209 e 1215 (la data non è sicura) nel molise. molti sono i comuni che se contendono i natali, tutti portando a loro favore testimonianze storiche.
da giovane, per un breve periodo, soggiornò presso un museo benedettino e fu in questa occasione che cominciò a mostrare il suo interesse e la sua predisposizone per l’ascetismo e la solitudine. si narra fosse un po’ stravagante, bizzarro, taciturno, solitario e sfaticato.
intorno al 1230 fugge per sempre dal suo villaggio per rifugiarsi sul monte morrone, dove starà tre anni in una caverna scavata da lui stesso. è qui che inizierà il suo proficuo dialogo con dio.
spinto dalla gente del luogo a consacrarsi sacerdote si sposta a roma, dove studiò fino a prendere i voti sacerdotali.
lasciata roma, torna in esilio sui monti, anche per poco. comincerà, infatti, ad essere avvicinato dai suoi discepoli, giovani dei comuni vicini attratti dalla sua aura di santità. pietro li accoglie, generoso creando una vera e propria congregazione ecclesiastica, ma ben presto si accorge di non voler condividere con nessuno la sua solitudine, così si ritira di nuovo sui suoi amati monti, in un luogo inaccessibile a chicchessia. nonostante ciò, quando il concilio di lione ii minacciò di sopprimere l’ordine monastico da lui fondato, si recò a piedi sino a lione.
uomo mite, silenzioso e umile pietro condusse una vita morigerata, ispirata ai principi del cristianesimo primitivo e del pauperismo francescano. le sue direttrici erano la penitenza, la preghiera, il silenzio, l’astinenza, i digiuni. negli anni il suo ascetismo si radicalizzò, tanto da convincersi egli stesso che presto sarebbe ritornato a congiungersi con dio.
è necessario, a questo punto, aprire una piccola parentesi storica.
il 4 aprile 1292 moriva papa niccolò iv e, nello stesso mese, si riuniva il conclave per decidere il suo successore. numerose furono le riunioni del collegio, che, tuttavia, non riusciva a raggiungere il numero dei voti necessario per giungere all’elezione del nuovo pontefice. sopraggiunse anche un’epidemia di peste che costrinse il conclave a sciogliersi e gli impedì di riunirsi per oltre un anno. dopo tutto questo tempo, però, non si riusciva comunque a trovare una soluzione.
nel marzo 1294 un avvenimento contribuì a mutare la situazione. si svolgevano, infatti, in quel periodo le trattative tra carlo ii d’angiò e
giacomo ii d’aragona per sistemare la situazione relativa all’occupazione aragonese della sicilia, avvenuta dopo i vespri siciliani. per giungere alla stipula di un trattato carlo d’angiò, re di napoli, necessitava dell’avvallo pontificio. ciò lo spinse a recarsi con il figlio lì dove il conclave era riunito per spingere i porporati a giungere ad un accordo. questo avvenimento provocò lo sdegno di tutti i cardinali che, comunque grazie a ciò, si resero conto dell’importanza di eleggere al più presto un nuovo pontefice.
a questo punto le versioni si fanno divergenti: alcuni suggeriscono che sia stato lo stesso cerlo d’angiò a spingere il nostro pietro, un semplice eremita, privo dell’esperienza politica necessaria ad una così alta carica, a farsi avanti inviando una lettera al conclave; altri credono, invece, che furono gli stessi cardinali ad individuare nel nostro eremita la figura adatta ad occupare quel posto vacante sino a tempi migliori. entrambe le parti, comunque, è giusto sottolinearlo, avevano la loro parte di interessi a far giungere al soglio pontificio un uomo così inesperto e facilmente raggirabile.
è così che pietro, pur mostrate molte riserve ad accettare, viene eletto papa con il nome di celestino v il 5 luglio 1294. il nuovo papa si affidò incondizionatamente nelle mani di carlo d’angiò, tanto da spostare la sede della curia a napoli, in castel nuovo, dove si fece costruire un’angusta celletta in cui ritirarsi a pregare. uno dei suoi atti ufficiali fu la bolla del perdono, una bolla che conferisce l’indulgenza plenaria a tutti coloro che, pentiti, si rechino nella basilica della città di l’aquila tra il 28 e il 29 agosto, un prototipo del giubileo, insomma.
ad ogni modo, circa quattro mesi dopo la sua incoronazione celestino v preparò una particolare bolla pontificia con cui annunciava la sua abdicazione:
Io Papa Celestino V, spinto da legittime ragioni, per umiltà e debolezza del mio corpo e la malignità della plebe [di questa plebe], al fine di recuperare con la consolazione della vita di prima, la tranquillità perduta, abbandono liberamente e spontaneamente il Pontificato e rinuncio espressamente al trono, alla dignità, all’onere e all’onore che esso comporta, dando sin da questo momento al sacro Collegio dei Cardinali la facoltà di scegliere e provvedere, secondo le leggi canoniche, di un pastore, la Chiesa Universale
la storia racconta che il testo della bolla fu preparato dal cardinale caetani che vedeva in questa occasione la possibilità di ascendere egli stesso al soglio pontificio, cosa che per altro accadde soltanto undici giorni dopo le dimissioni di celestino, quando divenne papa bonifacio viii.
celestino, dunque, rinunciò all’enorme potere che gli era stato affidato pur sapendo che, attraverso questo, grandi sarebbero potuti essere i cambiamenti da mettere in atto. un uomo che ha rinunciato al suo destino, quindi, preferendo lasciar perdere.
interessante è anche il modo in cui dante ricorda celestino nella sua commedia, analogo a quello di de gregori seppure anteriore di centinaia di anni:
Poscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto,
vidi e conobbi l’ombra di colui
che fece per viltade il gran rifiuto.